Storia

Questo articolo è stato letto: 356 volte
AddThis Social Bookmark Button


Il centro storico apricenese riprende la struttura romana del cardo e del decumano, rispettivamente Corso Garibaldi e Via Indipendenza, attorno ai quali poi si sviluppa l’intero “vecchio borgo”. Corso Garibaldi procedendo verso sud termina nell’attuale Piazza Federico II dominata dal Palazzo Baronale. Da nord a sud del corso strade parallele a via indipendenza segnano una struttura a spina di pesce costituita da fitte abitazioni che confluiscono a ovest su corso Generale Galasso e a est su Corso Generale Torelli. All’interno di questo centro:

CHIESA DEI S.S. MARTINO E LUCIA
Questa chiesa fu dedicata a detti santi nel 1627 quando un anno dopo il terribile terremoto di sant’Anna ne fu terminata la riedificazione che prevedeva l’assemblaggio delle due chiese precedenti (chiesa di Santa Lucia e chiesa di San Martino) . La facciata su corso Garibaldi è caratterizzata da forme rozze e incomplete ad eccezione della Porta Maggiore a cui si accede tramite tre scalini di pietra. Gli unici elementi di valore architettonico sono da riconoscersi nel fregio dove si legge a grandi caratteri “MONSTRA TE ESSE MATREM” e una lapide triangolare, inserita nel timpano, in cui sono incise lettere che narrano di come D. Scipione Pignol, curò, a mezzo di elemosine la riedificazione della chiesa. A destra e a sinistra della porta maggiore, nella parte più alta della facciata, due finestroni danno luce all’interno. A destra c’è una seconda porta molto più piccola semplice nell’architettura con una incisione: VIA UNIVERSAE CARNIS (infatti di li entravano i cadaveri da seppellire nelle fosse comuni). Nel 1903 la Chiesa fu consolidata e restaurata,furono  soppresse le poche e rozze cornici in gesso che adornavano le pareti, fu dipinta ed ampliata con una piccola cappella praticata alla base del campanile, in fondo alla navata minore. Nel 1972 per adattare l'abside e il relativo presbiterio, alle norme liturgico proposte dal Concilio Vaticano II, la Chiesa subisce una radicale trasformazione. Furono eliminati gli stucchi ed i gessi esistenti, le nicchie chiuse, le colonne, il pavimento, il coro e la cappella del Santissimo furono rivestiti di pietra di Apricena lavorata. Situazione che persiste fino al 1999 anno in cui la Chiesa fu interessata ad un nuovo restauro interno per consolidare la navata laterale pericolante e per adeguare gli impianti elettrici alla normativa esistente. Nei lavori sono state rinvenute le vecchie nicchie nelle quali sono state collocate le statue dei Patroni e dell'Immacolata inoltre è stata ristrutturata la cappella dell'Adorazione Eucaristica con la posa di un pregevole mosaico di fattura fiorentina. Dal 2003 al 2005 la facciata della chiesa il campanile e i locali annessi sono stati oggetto di consolidamento statico e di restauri strutturali, la cosa è ricordata dalla epigrafe collocata alla sommità della facciata principale nella quale si legge: HOC TEMPLUM SANCTIS MARTINO ET LUCIAE DICATUM PIETAS APRICENAE POPULI RENOVAVIT A.D. MMIII.

CAMPANILE
Posto in fondo alla navata minore, è di stile romanico con pianta quadrata, costruito interamente in pietra viva e sormontato da una cornice sporgente  e chiuso da una volta bassa. Vi si accede dalla sacrestia e mediante una scala interna si raggiunge la cella campanaria che presenta quattro aperture  per ospitare le campane. All’altezza della base di queste aperture corre orizzontalmente una cornice di pietra a forma di bastone. Sulla facciata sud si apre una monofora che richiama l’epoca della costruzione. Questa con un profilo a tutto sesto, ornato da cinque palle, poggia sui capitelli del cordone.

LA TORRE DELL’OROLOGIO
Contigua al cortile del Palazzo Baronale, nel suo sviluppo a sud, si eleva una torre quadrata che fa da sostegno all’orologio del paese. È il resto del campanile della chiesa di S. Martino diruta nel terremoto del 1627 e mai più ricostruita. Si osserva sul lato est una ampia porta ogivale murata con due capitelli anch'essi murati. Un grande arco a sesto acuto di pietra a scaglie, poggiato su due piccole mensole a forma di capitelli segna forse l’ingresso dell’antica chiesa. È stata oggetto di interventi di restauro nel 2009.

PALAZZO BARONALE
Costruzione quadrilatera a scarpata, con torrione cilindrico e torre quadrata, e nel mezzo la tradizionale cisterna, il Palazzo fu cominciato ad essere edificato nel 1658 sui ruderi del vecchio maniero raso al suolo nel terremoto del 1627, maniero che, secondo la leggenda venne fondato dall’imperatore Federico II. Ai sottani si accede esclusivamente dal cortile il cui ingresso è limitato da un’ampia porta detta ancora oggi il Portone del Palazzo. Deformato dalle soprastrutture rese necessarie dall’aumento dei proprietari l’antico cortile ha perso del tutto la sua conformazione originale. Restano ben conservate la facciata esposta a nord e la torre rotonda.
Dal centro storico nascevano poi i cinque storici quartieri ognuno identificativo con una sua chiesa e delle sue ragioni economiche:

- il quartiere di “For la Croc” che da Piazza della Repubblica costeggia il centro storico a ovest e scende verso S. Severo.

LA CROCE
Identificativa di questo quartiere a cui da il nome la Croce è posta su tre gradini circolari ed è una colonna in pietra sormontata da una croce. Fu eretta nl 1575 forse per la vittoria dei cristiani contro i turchi nelle acque del Lepanto.

EDIFICIO SCOLASTICO C.L. TORELLI
La sua costruzione si può fissare tra il 1908 e il 1910 ad eccezione della facciata che fu completata nel 1911. Questa di presenta “divisa” in tre parti  separate da lesene regolari e ritmate nel corpo centrale da cinque aperture per piano: trabeate quelle del piano superiore di cui quella centrale con balcone in pietra e architravate quelle del piano inferiore dove al centro si apre il portone di ingresso; una fascia marcapiano separa orizzontalmente le due parti. Ai lati, per ciascun piano ripetono le forme di una finestra per parte. Il 30 Settembre del 1926, il Commissario Prefettizio per l'Amministrazione Ordinaria del Comune, Dott. Vincenzo Pizzolorusso, deliberò che l'Edificio Scolastico di Apricena fosse intestato al nome dell'illustre Concittadino Carlo Luigi Torelli, per la sua profonda cultura e per le sue opere letterarie e morali, "affinché le di lui virtù siano alle future generazioni monito perenne di rettitudine, di saggezza e di sapere".
- “U lari’j d’ Sant’Antoni’j” che si estende attorno alla chiesa di Sant’Antonio

CHIESA DI SANT’ANTONIO DA PADOVA
A sud della Chiesa madre in un piccolo largo sorge la Chiesa di sant’Antonio da Padova. Incerte le sue origini ma pare fosse ad essa annesso anche un piccolo monastero conventuale. In seguito al terremoto del 1627 venne riedificata nel 1668. Si accede ad essa tramite due gradinate a due salite legate da una elegante ringhiera in ferro battuto. L’unica navata a volta è divisa in archi poggianti su pilastri e tra questi vi sono le nicchie per le statue. In fondo, sotto l’arco a tutto sesto, che separa l’abside dal presbiterio, sorgeva l’altare maggiore in marmo. In linea con la facciata, nell’angolo su-est, il campanile del 1854 con tre finestroni e altrettante campane. Da molti anni è ormai in disuso.

- il quartiere “U quart’ d’ tarranov’” che scende a nord verso Poggio Imperiale, verso San Paolo di Civitate e la Stazione Ferroviaria.

SANTUARIO DELL’INCORONATA
Si erge a un chilometro e mezzo a nord del paese e qui si venera la statua della Vergine dell’Incoronata posta nella nicchia ornata di stucchi e fregi d’oro in fondo all’abside preceduta da due gradini e una balaustra in marmo. Ai lati dell’altare, sulle adiacenti sacrestie, si elevano due cori simmetrici. Il resto della navata fu ornato di lavori artistici a stucco poco alla volta grazie alle offerte dei devoti. A destra e  a sinistra subito dopo il presbiterio ci sono due altari in marmo. La facciata guarda a sud ed è tutta in pietra dura della Murge. A ovest , sul lato sinistro della chiesa sorge l’imponente campanile costruito successivamente.
- “U quart’ a chies u Rusari’j” verso Sannicandro Garganico e San Nazario

CHIESA DEL ROSARIO
Sorge sui resti del Convento dei Padri Predicatori di San Domenico, danneggiata anch’essa dal terremoto del 1627, è solo nel 1914 che viene posta la prima pietra della nuova chiesa ad una sola navata da cui è possibile accedere all’altare tramite tre gradini. Sovrasta sull’altare la grande nicchia dove è posta la statua della madonna del Rosario. Ai lati due piccole porte si aprono nella sacrestia sopra la quale si aprono degli archetti alloggio delle campane. La facciata è segnata da un rosone centrale e da cornici dai profili arcuati che corrono lungo il profilo a capanna. La porta di ingresso è affiancata da due colonne.

- “I chiazz u cumment” che comprende le strade a scacchiera attorno a via Roma verso San Marco in Lamis. Qui nella’antichità c’era un Convento di frati cappuccini ora delle suore mantellate circondato dal verde della Villa Comunale con numerose aiuole ricche di palme e fiori, molti alberi sparsi e una bella fontana zampillante oltre che i busti dei Gen. Alfonso Torelli e il Col.Brig. Vincenzo Galasso.

Più distanti dal paese ma pienamente riconosciuti come patrimonio culturale di esso abbiamo:

CASTELPAGANO E IL PARCO ARCHEOLOGICO
Ubicato su di uno sperone del Gargano a 545 metri di altitudine, a Sud-Ovest del promontorio del Gargano nel comune di Apricena, il castello, di cui rimangono poche rovine, faceva parte di un borgo la cui origine è incerta. La posizione elevata, ottima all'epoca per controllare il territorio sottostante, gli permette una vista stupenda verso il Gargano ed i monti del Molise da una parte e su tutto il Tavoliere dall'altra.L'epoca della fondazione di questa rocca è incerta, si pensa possa essere antecedente persino alla costruzione di Apricena, quindi la seconda metà del IX secolo . Federico II, residente nella vicina Apricena, lo restaurò adeguandolo per i suoi svaghi di caccia e vi installo una guarnigione di fidi Saraceni, da cui il nome poiché i non cristiani venivano chiamati pagani. In seguito il borgo fu feudo di Manfredi , figlio di Federico II. Sicuramente fu soggetto a diversi terremoti, testimoniati da documenti nei quali è narrata la vicenda del 1627 quando Apricena e dintorni subirono enormi danni. Attualmente i ruderi consistono in un muro lungo una cinquantina di metri e alto non più di un metro e mezzo con due aperture che furono due porte dagli stipiti lavorati. Questo muro fa angolo a sinistra con un resto di fabbrica brevissimo, mentre a destra è unito con una torretta circolare che attualmente non supera i cinque metri. Da questa torre parte una muraglia continua lievemente scarpata a picco sulla valle sottostante. Un terzo muro chiude a sud il quadrilatero. In un angolo si erge la torre maggiore a cinque facce alta sei o sette metri. Entro il quadrilatero si vedono tracce di muri, ma che non bastano a farci capire la struttura interna del castello. Il borgo fu abbandonato all'inizio del seicento gradualmente per il trasferimento degli abitanti ad Apricena, probabilmente a causa della gran penuria d'acqua ed in seguito il complesso fu soggetto allo sciacallaggio dei pastori locali che prelevarono le pietre della struttura per costruire i loro rifugi nella sottostante valle di Sant'Anna. Nei dintorni sono stati trovati diversi reperti, alcuni anche antecedenti all'era medievale e nella ristrutturazione, ancora in corso, sono rinvenuti resti umani quasi a testimoniare la presenza di un cimitero e di conseguenza a confermare la presenza del borgo, quasi certa a causa del ritrovamento di una ingente quantità di pozzi e cisterne necessarie alla vita in una zona così arida e priva di corsi d'acqua.

SANTA MARIA DI SELVA DELLA ROCCA
La chiesa sorge sull’attuale zona di confine tra i tenimenti dei comuni di Sannicandro Garganico e Apricena, in una posizione panoramica con ai piedi la piana e di fronte il mare e le Isole tremiti. E’ ben lontana dal centro di Apricena, oltre 8 km in linea d’aria e con strade impervie, su un accentuato rilievo collinare.La sua prima costruzione risale all’epoca paleocristiana tra il VIII° e il IX° ma Sono i monaci d S. Vincenzo al Volturno che nel VIII- IX secolo costruiscono la chiesa paleocristiana di Selva della Rocca. Tramite la mulattiera che collegava S. Giovanni in Caldoli con la chiesa della Selva della Rocca attraverso la Valle Scura i pellegrini si recavano all’hospitale di Selva della Rocca dove negli anni più bui del medioevo si riparavano le popolazioni al riparo dalle scorribande barbariche. I cavalieri Teutonici ristrutturano la chiesa longobarda. Su una pietra posta attualmente alla base del muro di facciata, si legge una scritta in cifre arabe 1236, forse la data della nuova dedicazione della chiesa. Nel 1627 il famoso terremoto di Sant’Anna, fa di Apricena un cumulo di macerie e tra i crolli c’è anche la chiesa di Selva della Rocca che subisce una ricostruzione seicentesca. La chiesa passa alla chiesa Madre che la gestisce fino alla prima guerra mondiale quando diventa rifugio di disertori e viene abbandonata. Nella metà dell’800 la chiesa si presentava ancora intera e funzionante. Il buono stato di conservazione resta tale certamente fino al 1905. La chiesa si presenta con una pianta a croce latina orientata secondo l’asse ovest-est come vuole la tradizione cristiana con due absidi: quello centrale e quello nella parte destra del transetto. Oggi essa appare senza facciata, senza copertura nonché mancante negli interni sia dell’arredo fisso che mobile e presenta in alcune parti delle murature diroccate.

AdmirorGallery


SAN GIOVANNI IN PIANO
A circa sei chilometri a ovest di Apricena tra le cave e la piana del Candelaro (San Trifone). Il luogo sorge laddove passava l’antico percorso che da San Giovanni in Piano proseguiva verso Castelpagano, Stignano e quindi verso la Via Sacra dei Longobardi fino alla grotta dell’Arcangelo Michele a Monte Sant’Angelo.E’ raggiungibile da Apricena sia verso la provinciale per San Paolo Civitate che dalla parte a nord dalla zona delle cave di pietra di Apricena. I celestiniani ripopolarono il sito ristrutturandolo ed ampliandone le pertinenze. Durante la soppressione napoleonica e fu sfollato e ridotto all’abbandono. Attualmente il sito è fortemente degradato sia a livello di manufatti architettonici che a livello ambientale. L’edificio principale è costituito da un organismo a due livelli di cui quello superiore è riconducibile alla ricostruzione post terremoto del 1627, ad eccezione delle monofore murate in pietra di fattezze medievali poste nella facciata principale; al piano primo si accede con una scala interna e con una esterna posta sul prospetto orientale, anche questa di chiara impostazione settecentesca. A piano primo sono riconoscibili tra i ruderi, tracce di una cappella settecentesca con ornamenti a stucco. Adiacente all’edificio ancora visibile, qualche anno fa si poteva ancora osservare la chiesa, costituita da un organismo a navata unica con copertura a falde; di detto edificio non restano che i segni a terra delle murature. Tutto il complesso, costituito inoltre da altri ambienti adibiti attualmente a stalle e ricovero mezzi agricoli e da una enorme cisterna per l’approvvigionamento dell’acqua, è racchiuso da un muro di recinzione in pietra che conferisce all’insieme una aspetto tipico di una fortezza.

POZZO SALSO
Si trova al di là della contrada Vallone e si pensa risalga all’epoca federiciana forse per abbeverare le pecore passanti per l’antico tratturo quando scendevano per svernare. Sulla colonna destra una epigrafe latina del 1904 esorta i cittadini a servirsi del pozzo e a custodirlo.